Negli ultimi giorni molte persone mi hanno scritto dopo aver letto l’ennesima notizia di cronaca riguardante un’aggressione avvenuta a Milano. Quando si verificano episodi violenti in città, soprattutto se coinvolgono donne o persone comuni che stavano semplicemente tornando a casa o camminando per strada, è normale che emergano paura, preoccupazione e un senso di insicurezza.
Come psicologa a Milano, incontro spesso persone che mi raccontano di sentirsi meno tranquille rispetto al passato quando devono uscire la sera, prendere i mezzi pubblici o percorrere determinate zone della città da sole. La prima cosa che desidero dire è che questa reazione è assolutamente comprensibile. La paura è un’emozione che ha una funzione importante: proteggerci dai pericoli e aiutarci a prestare attenzione alle situazioni che percepiamo come rischiose.
Quando la paura diventa più grande del rischio reale
Quello che accade spesso, però, è che il nostro cervello fatichi a distinguere tra un pericolo concreto e la sensazione di pericolo generata da una notizia che ci ha colpito emotivamente.
Quando leggiamo di un’aggressione avvenuta in una zona che conosciamo o frequentiamo abitualmente, la nostra mente tende a immaginare che quella situazione possa accadere facilmente anche a noi. Più una notizia ci impressiona, più il rischio ci sembra vicino e probabile, anche se nella realtà continuiamo a vivere migliaia di situazioni quotidiane senza alcun problema.
Per questo motivo è importante ascoltare la propria paura senza però permetterle di diventare l’unico filtro attraverso cui osserviamo la realtà.
Prudenza sì, rinunce no
Essere prudenti è una scelta intelligente. Scegliere percorsi ben illuminati, prestare attenzione all’ambiente circostante, evitare situazioni oggettivamente rischiose o avvisare qualcuno dei propri spostamenti sono comportamenti che possono aumentare il senso di sicurezza.
Diverso è invece il momento in cui la paura inizia a limitare la nostra vita.
Se smettiamo di uscire la sera, rinunciamo a vedere amici, evitiamo attività che prima ci facevano stare bene o viviamo ogni spostamento con forte ansia, allora è possibile che il problema non sia più soltanto la sicurezza, ma il rapporto che stiamo sviluppando con la paura stessa.
La paura dovrebbe proteggerci, non imprigionarci.
Come affrontare la paura di uscire la sera
Quando una persona inizia a sentirsi insicura, il mio consiglio è quello di non interrompere completamente le proprie abitudini. Evitare ogni situazione che genera paura può sembrare una soluzione nell’immediato, ma spesso finisce per rafforzare ulteriormente il problema.
Può essere utile procedere gradualmente, scegliendo inizialmente contesti nei quali ci si sente più tranquilli, magari accompagnati da persone di fiducia, per poi recuperare progressivamente la serenità nelle attività quotidiane.
La fiducia in sé stessi non si costruisce evitando le situazioni che ci spaventano, ma imparando ad affrontarle con gli strumenti giusti.
Chiedere aiuto non è un segno di debolezza
Se la paura di uscire la sera diventa persistente, provoca ansia intensa, insonnia, preoccupazioni continue o limita la qualità della vita, può essere utile confrontarsi con un professionista.
Come psicologa a Milano, credo che il benessere psicologico passi anche dalla capacità di riconoscere le proprie emozioni senza esserne sopraffatti. Sentirsi spaventati dopo una notizia di cronaca è umano. Lasciare che quella paura governi ogni scelta della nostra vita, invece, è qualcosa su cui possiamo lavorare insieme.
L’obiettivo non è diventare incoscienti o ignorare i rischi che esistono nella realtà, ma trovare un equilibrio che ci permetta di vivere con prudenza, senza rinunciare alla nostra libertà e alla nostra serenità.


