Depressione per la perdita del lavoro, una patalogia da non sottovalutare

14 Lug 2022 | Uncategorized

La depressione per la perdita del lavoro è un problema molto comune, viene aumentato dalla frequenza con cui nei giorni nostri avviene.

La crisi economica ha portato ad assunzioni con continui contratti a tempo determinato, fallimenti di attività e aziende, con la conseguenza di numerose perdite di lavoro.

 

Cos’è la depressione per la perdita del lavoro

La perdita del lavoro rappresenta un forte trauma, paragonabile a un lutto, crea in noi una tempesta di emozioni negative, destabilizza, provoca frustrazione e impotenza, oltre a conseguenze economiche, produce una sintomatologia psicologica grave da non sottovalutare, spesso oltre alla depressione porta al suicidio.

Rimanere senza un’attività lavorative provoca delle conseguenze sia sul piano professionale, in cui il lavoratore viene svalutato pregiudicando la possibilità che trovi atri lavori, sia sul piano personale, in cui la persona disoccupata percepirà abbassamento dell’autostima, disagio psicologico, diminuzione della motivazione, apatia, passività e questo creerà difficoltà nel rinserimento nel mondo lavorativo.

Le persone che hanno subito inaspettatamente la perdita del lavoro sviluppano un vero e proprio disturbo, chiamato “Hopelessness Depression”, depressione da mancanza di speranza, in cui la persona è convinta di non avere speranza di trovare un nuovo lavoro né oggi né in futuro.

 

Sintomi della depressione per la perdita del lavoro

I sintomi più comuni della depressione per la perdita di un lavoro sono: scarsa fiducia in sé stessi, angoscia, senso di colpa, vergogna, insicurezza, sensazione di non farcela, appiattimento, senso di inadeguatezza, alti livelli di ansia, mancanza di energia, sentimenti di noia, disperazione, tristezza, umore depresso, perdita degli interessi, difficoltà di concentrazione, irritabilità.

Oltre una sintomatologia psicologica a livello fisico può creare disturbi psicosomatici, patologie gastriche, cardiovascolari, disturbi del sonno. 

La depressione per la perdita del lavoro ha un impatto anche a livello familiare, conflitti all’interno della famiglia o crisi di coppia diventano all’ordine del giorno, in quanto le persone accanto a chi soffre di questo disturbo non accettano il suo cambiamento negativo, la sua apatia e il suo arrendersi, utilizzano dure frasi, consigli e agiti per farlo reagire, non comprendendo che tutto ciò aumenta l’impotenza di chi vive la depressione per la perdita di un lavoro.

Importantissimo per chi sperimenta questa depressione è non cercare di auto medicarsi con alcool, sostanze o psicofarmaci, ma chiedere aiuto e iniziare subito un percorso psicoterapeutico, per non peggiorare la propria qualità di vita in ogni ambito.

 

La mia esperienza sulla depressione per la perdita del lavoro

Ricordo il primo colloquio con un paziente che poi ho preso in cura, ha esordito dicendo di aver rovinato la sua vita e la sua famiglia.

Tutto è partito da un licenziamento inaspettato, la disoccupazione, le lunghe giornate vissute in apatia, la scarsa fiducia in sé stesso, la vergogna di non riuscire a mantenere la famiglia, il pensare che sua moglie portasse a casa i soldi e non lui, lo hanno portato a sviluppare rabbia, aggressività, ansia, depressione e dipendenza da sostanze.

La sua famiglia ha cercato di stargli accanto, senza farlo sentire in colpa, sostenendolo, ma i suoi pensieri negativi erano così forti da creargli una tempesta emozionale, che gli toglieva la lucidità verso i suoi cari.

Alla fine oltre ad aver perso il lavoro, ha dovuto anche affrontare una separazione, perdendo la sua famiglia.

È molto importante non negare il problema a sé stessi e alla propria famiglia, darsi del tempo per elaborare il trauma e chiedere aiuto.

 

Perché è importante chiedere aiuto

Per non peggiorare la propria vita chiedere aiuto è importantissimo, il percorso psicologico aiuta la persona a rielaborare, contenere e prendere consapevolezza della perdita del lavoro, la respirazione diaframmatica con una tecnica guidata immaginativa permetterà al paziente di contattare il suo disagio, le sue emozioni profonde senza negarle a sé stesso.

Tutto questo innescherà il processo di guarigione dal forte trauma vissuto, consentirà inoltre di ritrovare la fiducia in sé stessi, la voglia di cambiare, reagire e di rimettersi in gioco.

L’insicurezza e la vergogna lasceranno posto alla fiducia in sé stessi e a concentrarsi attivamente nel trovare un nuovo lavoro che soddisfi e appaghi.

Piccoli consigli da mettere in atto nei momenti di sconforto: fare una passeggiata all’aperto, fare esercizi di meditazione e respirazione, dire di no a cose che provocano stress, scrivere su un quaderno le proprie emozioni in modo da non accumularle dentro sé stessi.

Ricorda che in 6 ore si può cambiare e tornare a vivere meglio.

Dott.ssa Valentina Calzi, Psicologa clinica e Psicoterapeuta a Milano con specializzazione in Analisi Bioenergetica, conseguita presso S.I.A.B., affiliata all’International Institute for Bioenergetic Analysis (I.I.B.A.) di New York, fondata da Alexander Lowen.

Tel. 339.4012023 – Email: valentinacalzi@libero.it

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